50° Festival di Morgana

Giovedì 6 novembre_ore 19.00

Inaugurazione mostre

Gift: ombre balinesi collezione Scott Rothstein
marionette cinesi collezione dell'Istituto per i beni marionettistici e il Teatro popolare 

Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino - Palermo

  

In occasione del cinquantesimo anniversario del Festival di Morgana, il Museo delle marionette rilancia il programma espositivo GIFT, per offrire ai visitatori alcune delle più recenti acquisizioni, con un focus speciale sulla cultura asiatica.
In mostra due collezioni speciali: quella di ombre balinesi, donate da una coppia di statunitensi, e quella di marionette cinesi, provenienti dalla collezione dell'Istituto per i beni marionettistici e il Teatro popolare

 

Ombre balinesi collezione Scott Rothstein

Questa sezione, al cui allestimento ha collaborato Francesca Santoro, è dedicata al Wayang Kulit, il teatro di ombre tradizionale dell’Indonesia, iscritto nella lista Unesco dei Capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità e presenta al pubblico il fondo contenente un centinaio di ombre acquisite dal Museo Pasqualino nel 2024, in seguito alla donazione degli statunitensi Scott Rothstein e Marcia Meckler. 

Il Wayang Kulit non è soltanto uno spettacolo d’intrattenimento, ma un rito sacro svolto dal dalang, il manovratore delle ombre, che è anche attore, regista e sacerdote. Le rappresentazioni si svolgono, infatti, in occasione di celebrazioni religiose, matrimoni, nascite, funerali, feste per il raccolto, per invocare le essenze sacre che si manifestano attraverso le ombre, e così ristabilire l’equilibrio tra il mondo visibile (sekala) e quello invisibile (niskala). 

Le ombre provengono dall’isola di Bali e sono utilizzate nel cosiddetto Wayang Purwa (originale), che ripropone le due grandi epopee classiche indiane: il Mahabharata e il Ramayana. In esposizione gli eroi che si affrontano nella battaglia di Kurukshetra narrata nel Mahabharata, cioè lo scontro finale tra i fratelli Pandawa e i loro cugini Kurawa, simboli della lotta tra le forze del bene e del male e allegoria del conflitto interiore degli uomini. Seguono i personaggi del Ramayana, racconto delle imprese di Rama, incarnazione di Vishnu, per liberare l’amata Sita dal re demone Rawana, grazie all’aiuto di Hanuman, la scimmia bianca di discendenza divina. Ombre raffiguranti chimere e animali costellano l’universo mitico del Wayang mentre la cassa rituale esposta, tradizionalmente custodisce le ombre dormienti, che il dalang risveglia bussando tre volte sulle sue pareti di legno.

Le figure, finemente intagliate nel cuoio e dipinte a mano, sono l'incarnazione degli spiriti degli eroi e delle divinità che agiscono in una scena dal carattere fortemente simbolico, in cui la lampada che proietta le ombre sullo schermo simboleggia il sole creando effetti di luce tremolante che fa pulsare i personaggi, dando loro respiro e vita; il Gunungan, l’ombra dell’Albero della vita, apre e chiude ogni rappresentazione e mette in moto l’intero cosmo che prende forma durante lo spettacolo. Esso accoglie gli elementi naturali perenni - l’acqua, il fuoco, la terra, l’aria -  e collega il mondo demoniaco, quello umano e quello celeste.

 

Marionette cinesi collezione Alfonso Cipolla

Questa sezione espone la collezione di marionette a filo cinesi, 32 in tutto, di Alfonso Cipolla, fondatore insieme a Giovanni Moretti dell’Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare di Grugliasco. 

Le marionette cinesi affondano le proprie origini in un tempo antico e rituale, in cui il gesto teatrale non era ancora spettacolo ma manifestazione sacra, segno tangibile di una comunicazione tra il visibile e l’invisibile. Già nel periodo Han Orientale (25–220 d.C.) se ne rintracciano le prime attestazioni, spesso intrecciate a pratiche sciamaniche e cerimonie propiziatorie, dove la figura animata agiva da tramite tra l’umano e il divino.

Durante la dinastia Tang (618–907 d.C.), con la strutturazione del Jiaofang – l’istituzione imperiale preposta alla musica, alla danza e più in generale alle arti performative – il teatro di figura trova una prima, significativa legittimazione all’interno dell’apparato statale, accedendo a una dignità artistica e culturale pienamente riconosciuta. È in questo contesto che l’immaginario teatrale cinese comincia a formalizzarsi come dispositivo simbolico del potere, come grammatica visiva della rappresentazione imperiale. La marionetta, fino ad allora legata al rito o al racconto orale, diventa qui emblema di un’ideologia dello sguardo, di un teatro non più soltanto per la comunità, ma anche per il controllo dell’immaginazione collettiva.

Nel corso delle dinastie Song e Yuan, la marionetta conosce una diffusione capillare, attraversando corti aristocratiche e contesti popolari, fino a fondersi organicamente con il più ampio corpus del teatro tradizionale cinese. I fili, da otto fino a trenta, non sono semplici strumenti meccanici, ma estensioni del pensiero e del corpo del marionettista, che diviene demiurgo silenzioso di un microcosmo animato, in cui ogni gesto è il precipitato di una sapienza millenaria. In questa danza tra la mano e la materia, si svela la metafora profonda del teatro di figura: l’arte dell’animare ciò che per natura è inanimato, l’alchimia sottile che trasforma la staticità in racconto.

 

Ingresso gratuito

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Il programma espositivo GIFT proseguirà anche durante il secondo fine settimana del Festival di Morgana con la presentazione I pupi tornano dall’America: donazione dei pupi della famiglia Manteo al Museo Pasqualino, programmata per sabato 15 novembre alle ore 18.30.

 

Torna al programma completo:  https://www.museodellemarionette.it/news/news-museo/2833-50-festival-di-morgana-6-16-novembre-2025

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Info: 091.328060
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